giovedì 20 aprile 2017

Blog Tour "The Fate of the Tearling" - Short Story "Il ragazzo"


Salve lettori! Siamo giunti alla penultima tappa di questo tour per festeggiare l'uscita del volume conclusivo della serie The Queen of the Tearling. Qualcuno avrà già letto nel sito della Multiplayer un assaggio della mia tappa e oggi potrete leggere per intero questo racconto sulla straziante infanzia di Lazarus, alias Mazza Chiodata.

Autore - Erika Johansen
Serie - The Queen of the Tearling #3
Editore - Multiplayer.it Edizioni   
Uscita - 20 Aprile 2017
Prezzo - 19,00 € cartaceo

In meno di un anno Kelsea Glynn, dall’adolescente impacciata che era, è diventata una sovrana sicura di sé. Mentre maturava nel suo ruolo di regina del Tearling, questa leader testarda e lungimirante ha trasformato il regno intero. Nel suo tentativo di eliminare la corruzione e riportare la giustizia, si è fatta numerosi nemici tra i quali la terribile regina rossa, la sua rivale più feroce, che ha rivolto l’esercito contro il Tearling.

Per proteggere la sua gente da un’invasione devastante, Kelsea ha fatto l’impensabile: si è consegnata, con i suoi zaffiri magici, al nemico, facendosi sostituire sul trono da Mazza Chiodata, il fidato comandante della sua guardia personale, cui ha affidato il ruolo di reggente. Ma questi non ha intenzione di chiudere occhio finché, con l’aiuto dei suoi uomini, non sarà riuscito a salvare la regina, prigioniera nel Mortmesne.

Qui inizia l’emozionante capitolo finale, nel quale il destino della regina Kelsea e dell’intero Tearling saranno finalmente rivelati.
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Cover creata da AngelTany di Liber Arcanus - Impaginazioni e cover ebook come omaggio all'autrice.
Traduzione fatta da AngelTany - Testo in lingua originale disponibile su Bustle.
Si ringrazia di cuore l'autrice per questo extra <3
Non condividete nulla senza i dovuti crediti, grazie!

“Ragazzo! Qui subito!”

Il ragazzo alzò lo sguardo dal suo pasto, una costoletta di manzo di prima qualità che era stata lasciata incustodita nel tunnel lì fuori. C’era ancora della carne sull’osso, e, prima di rendersi conto dell’uomo che era entrato nella stanza, il ragazzo era determinato a rosicchiare gli ultimi residui.

“Ragazzo!”

Il ragazzo alzò lo sguardo, rassegnato. Non c’era nessuna luce lì tranne una singola candela, che con la sua scarsa luminosità a malapena rivelava l’oscura figura all’entrata. Ma in ogni caso, il ragazzo conosceva l’uomo: una figura corpulenta i cui muscoli da pugile col tempo si erano trasformati in grasso, le cui grosse guance e il naso rosso rivelavano il suo vizio per il bere. Il ragazzo avrebbe riconosciuto quest’uomo ovunque. Lo avrebbe potuto riconoscere persino nel giorno della sua morte.

Gettando l’osso nell’angolo, il ragazzo scattò in piedi. A volte aveva abbastanza da mangiare, altre volte no, ma, in entrambi i casi, aveva sempre avuto i suoi riflessi. Gli avevano risparmiato molte botte da parte dell’uomo da quando era molto più piccolo.  Ma l’uomo raramente provava a colpirlo ormai. Il ragazzo pensò che l’uomo potesse aver paura di lui ora, nonostante l’uomo ancora lo superasse di tre pollici e quasi un centinaio di chili.

Il ragazzo avrebbe riconosciuto quest’uomo ovunque. Lo avrebbe potuto riconoscere persino il giorno della sua morte.

“Andiamo. È ora.”

Il ragazzo seguì l’uomo fuori nel corridoio, i loro passi rimbombavano tra le mura di pietra. Di tanto in tanto passavano attraverso porte aperte, altre entrate, e il ragazzo poteva vedere le persone all’interno, poteva vedere tutto quello che stavano facendo. La maggior parte dei covi a quel livello erano pieni di puttane, dei loro protettori, dei loro clienti. L’uomo era caduto in disgrazia; anche qui la maggior parte dei sostenitori avevano sistemazioni migliori, ma l’uomo e il ragazzo erano stati bloccati nel Vicolo della Puttana per mesi. Attraverso una delle porte, il ragazzo notò la sua amica Linna. Ma lei era occupata, la mano di un uomo riposava sulla sua coscia, così non accennò a salutarla.

“Spero che tu faccia del tuo meglio oggi, Ragazzo,” l’uomo grugnì. “Ellis ha portato quel suo gigante idiota, quello che riesce a tirare un cazzotto come nessun altro”.

Il ragazzo non disse nulla. Poteva già sentire il suo sangue scaldarsi, soffocare l’uomo, vibrare al richiamo del ring. Era questo il bello del ring: lì niente importava. Né l’uomo, né la fame, né l’oscuro labirinto di tunnel. Il ring era pulito, ben definito. Il ring era semplice.

“Mi hai sentito, Ragazzo?”

Il ragazzo annuì.

Era questo il bello del ring: lì niente importava. Né l’uomo, né la fame, né l’oscuro labirinto di tunnel. Il ring era pulito, ben definito. Il ring era semplice.

“Giuro su Dio, la metà del tempo penso che tu sia un fottuto idiota. Parla quando vieni interpellato!”

“Ho capito,” il ragazzo intonò.

“Beh, perché non lo dici?”

Il ragazzo scrollò le spalle. Aveva imparato da tempo che ogni volta che apriva bocca dava via un pezzo di sé stesso. Parlare, in particolare con l’uomo, in qualche modo lo sminuiva. Era deciso a lasciare il meno possibile.

Aveva imparato da tempo che ogni volta che apriva bocca dava via un pezzo di sé stesso.

Salirono una scala in pietra mal intagliata, raggiungendo il secondo livello. Il ragazzo poteva sentire il leggero frastuono ora, ancora distanti diverse svolte. Ma anche se il suono era attenuato, pulsava nel suo sangue come l’alcool, come la morfina. Gli era stata data della morfina una volta, anni fa, quando le sue ferite erano così dolorose da non riuscire a farlo dormire o rimanere tranquillo. Non aveva mai dimenticato quella notte… un lungo sogno che si era insinuato nella sua testa, un viaggio epico attraverso un mondo pieno di luce. Era seducente, l’entità di quella inconsapevolezza, e proprio per quella ragione che il ragazzo diffidava da esso. Non aveva mai più provato la morfina. Il ring non era proprio un narcotico, ma la sua familiarità risuonava nel sangue del ragazzo comunque.

“Hai scaldato i muscoli delle braccia?”

Il ragazzo annuì di nuovo, anche se non l’aveva fatto. L’uomo amava vantarsi con gli altri che il ragazzo era una meraviglia fisica, e forse lo era, perché non aveva bisogno di fare stretching, non aveva bisogno di prepararsi, non aveva bisogno di seguire una qualsiasi delle centinaia piccole routine che gli altri ragazzi all’apparenza facevano. Era sempre pronto a combattere.

“Ad ogni modo, sto pensando a un nome per te.”

Ho già un nome, quasi disse il ragazzo, ma alla fine rimase in silenzio. L’uomo sapeva che aveva un nome; l’uomo era colui che aveva cercato di toglierglielo.

“Ne troveremo uno stasera, vedremo come va.”

Il ragazzo annuì di nuovo, la sua ombra scuoteva la testa sul muro accanto a lui. Si era improvvisamente reso conto, in preda a un leggero panico, che non riusciva a ricordare il suo stesso cognome. Erano passati anni da quando lo aveva pronunciato ad alta voce, ma nella sua testa lo aveva sempre saputo. I suoi genitori gli avevano dato il suo nome, e anche se fossero stati i peggiori genitori che si possano immaginare – il ragazzo sospettava fosse così – sembrava una cosa importante da custodire, visto che era nato con nient’altro che quello.

Il frastuono era aumentato ora, riempiendo il tunnel, rimbombando tra i muri di pietra per poi picchiettare dentro la testa del ragazzo. Una bella folla, da quello che sentiva. Quello avrebbe compiaciuto l’uomo, mentre al ragazzo difficilmente gliene importava qualcosa ormai. Anche le persone, le loro grida e urla, gli odori che portavano con loro, di tabacco, di sudore e di birra scadente e annacquata, anche queste cose non gli importavano quando era dentro al ring.

Girarono l’angolo e il ragazzo sbatté le palpebre per via della luce accecante. La stanza ardeva come un falò. Gli uomini lo circondarono, alcuni di loro sporgendosi in avanti per dargli pacche sulla spalla. L’uomo scoprì i denti marroni e si godette il loro apprezzamento, gridando saluti a quelli che conosceva, come se fossero amici, ma il ragazzo conosceva la verità: l’uomo non era nessuno, e a quelli che lo stavano salutando ora non importava nulla di lui. Era il ragazzo il premio, l’oggetto di valore, e il motivo era semplice: il ragazzo non ha mai perso.

“Schiaccialo, ragazzo!”

“Uccidi quell’idiota!”

... l'uomo non era nessuno, e a quelli che lo stavano salutando ora non importava nulla di lui. Era il ragazzo il premio. 
Sbirciando tra la folla, il ragazzo vide che si trattava effettivamente di Brendan Maartens - in piedi sul ring, il suo viso pallido alla luce delle torce. Il ragazzo aveva sentito parlare di Maartens; a quattordici anni, stava già vicino ai due metri di altezza e aveva braccia come incudini. Ma era anche lento, e non solo in termini di velocità. Maartens sapeva a malapena parlare. Il ragazzo non voleva fare del male a un idiota ... ma sapeva che avrebbe dovuto farlo. Il denaro era pesante nell'aria, il tintinnio e il bagliore della moneta. Per la maggior parte sterline, ma il ragazzo individuò anche monete di Mort che passavano di mano in mano. L'uomo lo spinse in avanti tra la folla, e il ragazzo cercò di non sussultare quando gli uomini lo colpivano e gli davano pugni sulla schiena. Per loro era approvazione, pensò, ma era doloroso, soprattutto alla nuca, dove era stato colpito a tradimento alcune settimane prima. Il livido era svanito, ma il dolore no.

“Lui è così piccolo!” una voce di un bambino gli arrivò da sinistra. “Come può vincere?”

Il ragazzo si girò verso la voce. Tra tutte le cose che fluivano in questo mondo, solo un fatto rimaneva fermo: lui avrebbe vinto. Era l'unica cosa che il ragazzo sapeva per certo, ed era abbastanza; lo aveva sostenuto attraverso le piccole ferite che portava ogni nuovo giorno: le ubriacate dell'uomo e le sue mani pesanti; la consapevolezza che Linna, che il ragazzo pensava di poter amare, veniva fottuta da uomini abbastanza vecchi da essere suoi nonni; e che il sangue di altri ragazzi, ragazzi non più grandi di lui, gli macchiava la pelle delle nocche. Questa certezza, la conoscenza delle proprie capacità sul ring, era tutto quello che aveva. Nessun moccioso avrebbe potuto metterla in discussione.

La voce proveniva da un bambino dai capelli scuri, forse di tre anni più giovane di lui, con un viso stretto e appuntito. Questo bambino era ben vestito, indossava  lana spessa e un mantello – veniva dai piani alti, questo era certo - ma furono i suoi occhi a catturare l'attenzione del ragazzo, luminosi occhi verdi che brillavano alla luce della lampada. Erano affamati, quegli occhi, e, anche se questo bambino ben nutrito non poteva avere più di otto anni, il ragazzo intuì che era insoddisfatto, costantemente alla ricerca di qualcosa che non riusciva a trovare. Il ragazzo si chiese se lui stesso avrebbe potuto somigliargli se mai fosse stato vicino ad uno specchio, se avesse potuto vedere se stesso per davvero. Ma non credeva che sarebbe accaduto. In qualche modo, il ragazzo sapeva come i suoi occhi sarebbero potuti essere: non pieni di ingordigia, ma di grandi distanze di nulla.

“Stai indietro, Tommy, o avrà anche te!”, Un uomo gridò sopra la testa del bambino. Anche quest'uomo era ben vestito... un uomo ricco, pensò il ragazzo, che ha portato suo figlio nei bassifondi per un assaggio del mondo selvaggio. Il ragazzo si voltò per avanzare verso il ring, ma mentre lo faceva, l'uomo ben vestito allungò una mano ben curata e accarezzò il fondoschiena del ragazzo. Il ragazzo si fermò, ma poi una presa ferrea scese sulla sua spalla.

“Non far niente!” l'uomo sibilò in un orecchio. “È il principe e il suo sovrintendente. Questa è una lotta che non puoi vincere, ragazzo. Datti una mossa."

Il ragazzo andò, alzando i pugni e respingendo quei due dalla sua mente. Era sul ring ora, e sul ring c'era solo l'avversario di fronte a lui, un idiota dal viso pallido, che, pur essendo di trenta centimetri più alto di lui, non avrebbe potuto rappresentare una sfida. Il ragazzo poteva sentire l'odore di debolezza, di debolezza anche ben nascosta, e percepiva che l'enorme uomo-bambino di fronte a lui era spaventato, troppo spaventato per usare a pieno i suoi enormi bicipiti, irrimediabilmente intimidito da un piccolo e veloce ragazzo che aveva a malapena undici anni.

L'uomo non lo aveva seguito sul ring. Era ancora in disparte a tracannare diversi bicchierini di whisky che gli venivano offerti. Lanciò al ragazzo un sorriso rapido, un sorriso di intesa, come se fossero una squadra. Il ragazzo chiuse gli occhi, sentì un brivido gelido scendere su di lui.

“Un combattente perfetto!” Gridò l'uomo sopra il frastuono, gesticolando da una parte all'altra, con la faccia già ebbra dal whisky. “Solo undici anni, e non può essere sconfitto!” Attese un attimo, fino a quando la folla si calmò, e il ragazzo provò un'involontaria fitta di ammirazione; ubriaco o sobrio, l'uomo era un valido intrattenitore. Sapeva sempre come catturare l'attenzione della folla.

“Vi presento…LAZARUS!”

Ignorando le urla della folla il ragazzo si lanciò. Un cerchio, tranquillo e fresco, sembrava chiudersi intorno a lui, tenendolo fuori dal mondo. Solo quando l'avversario giaceva morto ci sarebbe stato qualcos'altro. Il ragazzo si scagliò contro con il suo gancio destro e ruppe il naso di Maartens, e guardò come il ragazzo più alto rimbalzò all'indietro contro le corde. Il ragazzo aveva già dimenticato tutto: l'uomo, Linna, anche il principe ben vestito e il suo guardiano ghignante. Ma il ragazzo non aveva mai davvero dimenticato nulla, perché sei anni più tardi, quando si presentò dinanzi a Thomas Raleigh nella sala del trono della Fortezza, avrebbe riconosciuto quegli affamati occhi verdi senza alcun problema. Il principe era cresciuto, sì, ma si trattava solo di una questione cronologica. Qualunque cosa stesse cercando, ancora gli sfuggiva.

Attese un attimo, fino a quando la folla si calmò, e il ragazzo provò un'involontaria fitta di ammirazione; ubriaco o sobrio, l'uomo era un valido intrattenitore. Sapeva sempre come catturare l'attenzione della folla. 
“Vi presento…LAZARUS!”

Ma in quel momento c'era solo il ring, un'altra lotta che era finita prima ancora di iniziare, le acclamazioni della folla per un ragazzo che non ha mai perso. Maartens aveva cominciato a piangere ora, ma il ragazzo non se ne curò. Profonda freddezza era scesa su di lui, e questo era tutto ciò che contava davvero; anche all'età di undici anni, poteva già sentire che non ci sarebbe stata una vita per lui al di fuori di questo ring. C'era un mondo lassù, lo sapeva, al di sopra di questi puzzolenti e oscuri tunnel, ma sembrava appartenere a qualcun altro, e mentre Christian McAvoy – colui che sarebbe stato conosciuto fino alla fine dei suoi giorni come Lazarus – si lanciava in avanti e cominciava a calciare a morte il suo avversario, non guardò mai verso il mondo di sopra, nemmeno una volta.
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Il Giveaway inizia il 17 Aprile e finisce il 28 Aprile, il giorno dopo sarà estratto il vincitore e contattato.

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CALENDARIO:



A domani sul blog Petrichor per vedere una stupenda mappa del Tearling!




4 commenti:

  1. Waooo che bella sorpresa questa! *-*
    Amo moltissimo il personaggio di Mazza Chiodata per cui mi ha fatto piacere leggere qualcosa sul suo passato! E grazie per l'opportunità di poterlo scaricare ♡
    Bellissima tappa :D

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  2. Grazie per la possibilità di poterlo scaricare. Mazza Chiodata mi piace come personaggio.
    Sono tanto curiosa di questo terzo e ultimo volume.
    Speriamo bene :) :)

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  3. Wow, tappa molto interessante! Grazie per la possibilità di poterlo scaricare! ^__^

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  4. un racconto molto interessante, è da premiare anche lo sforzo di tradurlo! brava!
    Luigi Dinardo

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